Sydney 24 febbraio 2006

Sydney 24 febbraio 2006 E’ arrivato il giorno dell’addio all’Australia. Come sono cambiato da quel fatidico 15 gennaio quando molto impaurito sono partito da casa mia nella ridente cittadina di Ascoli Piceno. Prendo tutti i miei bagagli e mi avvio all’aeroporto. Guarda caso la giornata è stupenda. Arrivo in aeroporto e faccio la fila per consegnare i bagagli. Come immaginavo supero il peso consentito ma trovo una signora, devo dire anche bona, che mi fa un sorriso enorme e mi dice di non preoccuparmi che non ci sono problemi. I problemi nascono al controllo passaporti. Arrivo al gabbiotto e mostro il passaporto. Non capisco cosa non vada ma la signora dice che la macchina non legge non so cosa e che mi devo accomodare allo sportello. Mi viene a prendere una signora gentilissima, bionda, diciamo matura, mi accompagna a d un bancone dove c’è una sua collega. Entrambe maneggiano il mio passaporto per cercare di vedere non so cosa, alla fine mi dicono che devo attendere che arrivi il loro capo che le deve autorizzare a fare una certa operazione. Il loro capo è una stangona bionda con un paio di gambe che non finiscono più. Ha uno sguardo che non mi piace, molto marziale, quasi cattivo. Non capisco quello che si dicono ma vedo le due addette fare delle operazioni al pc e la biondina venire verso di me. L’aspetto mi aveva ingannato, si rivela gentilissima, anzi quando ha letto che sono italiano mi ha chiesto di parlare in italiano, amava la nostra lingua e la nostra terra, mi dice che è stata a Roma e Firenze, vorrebbe tornarci per visitare altre città come Venezia. Non so ho un brutto presentimento. Non capisco se tutta quella cortesia è per tenermi buono mentre controllano il passaporto o è sincera. Alla fine si rivelerà sincera, mi ritrovo a parlare dell’Italia ad un bancone dell’aeroporto di Sydney con tre donne mai conosciute. Al capo do anche il mio indirizzo e numero di telefono invitandola a venire a trovarmi nel caso in cui il suo sogno di viaggiare un po per l’Italia si dovesse realizzare. Alla fine chiedo cosa avesse il mio passaporto e capisco che non essendo digitale le loro macchine hanno dei problemi a vedere se è falso o meno e quindi devono fare dei controlli tramite terminale…….vedi che volevano tenermi buono?!?!?!?! Le saluto e mi dirigo al ponte d’imbarco.Dal gate subito dopo il mio parte un aereo per Los Angeles. E’ da non credere le precauzioni ed i controlli che effettuano. Nel mio caso ci sono stati i classici controlli che si fanno in ogni aeroporto, qui per Los Angeles sul gate hanno messo dei pannelli in modo che nessuno possa intrufolarsi, poi dei tavoli dove 4 persone ricontrollano accuratamente tutto il bagaglio a mano ed alla fine due addetti controllano con il metal detector le persone ed uno fa il famoso naso elettronico. Praticamente mentre per noi europei la trafila dura pochi minuti per gli americani un paio di ore. Si aprte. L’aereo è molto più grande di quelli che ho preso all’andata, ha anche la telecamerina messa sulla pancia dell’aereo che ti fa vedere il decollo e poi l’atterraggio. Ormai sono bello che scafato ed alle signorine chiedo da mangiare e bere ogni volta che me ne va…all’andata un po mi vergognavo, un po avevo paura di non sapermi spiegare, alla fine morivo di fame e di sete. La Cathay è una compagnia ottima devo dire. La pulizia sugli aerei è da 10, lavano il bagno ogni 3 ore e l’aereo stesso profuma. Arriviamo ad HK. E’ tardi, sono aperti solo i Duty Free. Le sigarette costano una cazzata ma non so quante stecche posso portare, incontro degli italiani , anche loro sono un po confusi sulla quantità…ne prendo 4 e delle scatole di sigari…farò contenti molti amici. Vado nel bagno a cambiarmi e rinfrescarmi, metto su i pantaloni lunghi e la maglia a maniche lunghe. Ho chiamato casa…sta nevicando. Salgo sull’aereo e mi siedo vicino ad una ragazza che è un armadio, più tardi mi dirà di avere il 44 di piede ed essere alta 1 metro ed 86 centimetri. Nel corso del viaggio parlando scopro che si chiama Rachel ha 24 anni e viene da Cairns. Faceva la maestra si è licenziata, ha venduto il suo appartamento e vuole stare per un po in Italia. Mi fa vedere delle carte. Parlano di suo nonno che ha origini italiane e subito mi balza all’occhio il nome di una cittadina, Offida, che dista solo 10 minuti da casa mia. Rachel mi spiega che il nonno è nato ad Offida….non ci posso credere, la coincidenza si ma qui c’ha messo lo zampino qualche divinità……devo dire che mi sono guardato attorno per vedere se si trattasse di uno scherzo televisivo…no era realtà! Iniziamo a parlare di Offida, di dove si trova, che è una piccola cittadina dove si produce un ottimo vino e soprattutto il merletto fatto a tombolo. Rachel è diretta a Milano cmq la invito a venirmi a trovare e cercherò di trovare notizie di eventuali parenti. Grazie alla mia vicina un po del viaggio passa senza che io me ne accorga ma le ultime 4 ore sono tremende. Dormire non se ne parla, ogni tanto mi alzo e cerco di sgranchirmi lungo il corridoio. Sono gia 10 ore che viaggio su questo volo. Mi succede una cosa strana. Dovevo andare al bagno, vedo la lucetta verde ed apro la porta….sorpresa, ti becco una signora seduta sulla tazza che aveva chiuso male la porta….urlo megagalattico della signora che fa sbandare anche l’aereo, io che mi metto a ridere e torno al mio posto. Mangio come un porco, sinceramente non so cosa mi abbiano dato da mangiare ma ho razzolato tutto. Mi sono fatto dare anche dei panini buonissimi con dentro una specie di prosciutto cotto e burro spalmato. Arriviamo sulla Grecia e mi accorgo che la mia vicina ha un giubettino a dir poco primaverile e delle scarpe aperte. Gli chiedo se pensa di atterrare vestita così o ha da cambiarsi. Mi risponde che quelli sono gli indumenti più pesanti che possiede…..azzzzz!! Gli faccio capire che fa molto freddo e che se ci va bene troviamo una decina di gradi. Non ci crede. Arriviamo sopra l’Italia e sorvoliamo le montagne abruzzesi. Nei pochi sprazzi che ci sono tra le nuvole si riescono a vedere le cime innevate. Subito dopo il comandante dice che a Roma ci sono 7 gradi. Rachel diventa bianca…eheheh. So che è sabato ma non ho capito bene che giorno..27…?..28..? non me ne frega. E’ carnevale, dovrebbero venirmi a prendere degli amici. Forse ce la faccio per l’uscita da scuola delle bimbe. Atterriamo, Rachel mi chiede di aiutarla con la lingua…chi io?..vabè ci provo. Ai passaporti tutto liscio. Alla dogana devo dichiarare le sigarette e Rachel ha anche lei delle cose. C’è una fila immensa. Se non avevamo nulla da dichiarare dovevamo prendere una direzione diversa dove non si faceva la fila. C’è un finanziere e gli spiego che ho delle sigarette e la ragazza alcune cosette…mi risponde che potevo prendere la direzione di quelli che non hanno nulla da dichiarare e che avrei dichiarato il tutto al cancello successivo………il cancello successivo era l’uscita dall’aeroporto di Fiumicino!!!!! Rachel deve andare alla stazione Termini e quindi deve prendere il trenino che fa la spola tra l’aeroporto e la stazione. Qui altro fatto incredibile. Vado per chiedere il costo del biglietto e quando l’addetto mi fa delle domande io gli rispondo in inglese…azz….mo che sono tornato mi metto a parlare in inglese? Saluto Rachel che riesce a prendere il trenino appena in tempo. Io chiamo i miei amici per vedere dove sono….stanno arrivando. Guardo tutto quello che ho con me: uno zaino che sembra quelle zattere autogonfiabbili, se provo ad aprirlo erutta abiti per il triplo del suo volume. Uno zainetto che contiene di tutto e soprattutto panni puzzolenti, un troley che chiede perdono, 3 buste di plastica con dentro sigarette, cappelli, regali vari. Qui ci voleva la foto. Ho con me la felpa che non mi ha mai abbandonato, spero che i miei amici abbiano portato qualche cosa di pesante, fa freddo e comincio a perdere sensibilità a varie parti del corpo. Arrivano Fabrizio e Patrizia, una coppia di amici. Quale è la prima cosa che ti dicono degli amici quando torni da un posto dove era estate?...5 secondi per indovinarlo…5…4…3…2..1…ma come sei abbronzatooooo!!! E ce credo!!! Lungo il viaggio non smetto mai di parlare, il motivo è che se smetto mi addormento. Il viaggio tra Roma ed Ascoli Piceno dura appena 2 ore e mezza. Durante il tragitto mi fermo in una località dove ci sono delle terme di acqua sulfurea, Cotiglia, in questa località, lungo la strada, ci sono alcuni rivenditori di porchetta…..mi sparo un paninone giusto come conferma che sono tornato in Italia. Fortunatamente non abbiamo trovato neve e quindi si viaggia tranquillamente. Non dimenticherò mai la faccia di mia moglie quando mi ha visto e soprattutto come mi ha accolto. Sono cose che non si dimenticano, fanno bene al rapporto, fanno bene…tanto! Mi faccio una doccia, minimo dimagrisco di un paio di chili, sono più di 24 ore che non mi lavo come si deve. Faccio giusto in tempo per andare a prendere le bambine all’uscita di scuola. Andiamo a piedi , ho bisogno di muovermi, non voglio sentire più di stare fermo. Incontriamo una marea di persone che mi salutano e mi chiedono come è andato il viaggio……sorvolo, non ho voglia di parlare, ho voglia di vedere le bimbe. La prima ad uscire è la piccola, quando mi vede non trattiene le lacrime, lascia tutto e mi salta al collo. La grande quando esce mi guarda, incredula, poi realizza che sono realmente io ed anche lei mi salta al collo. Fantastico, sono cose che mi mancavano e finalmente sono a casa!

1 commento:

Ramona ha detto...

Good post.